Iran – La Storia

L’Iran è un Paese mediorientale, cerniera fra mondo arabo e mondo asiatico pur non appartenendo a nessuno dei due poiché ha sue connotazioni peculiari.

La sua popolazione è di ceppo indoario, e ha sviluppato una civiltà che risale indietro nei millenni dando vita a diversi imperi di cui si conservano splendide vestigia.

Ci fu prima l’Impero dei Medi (728 a. C.–550 a. C.) a cui successe quello Persiano o Achemenide (550 a. C.–330 a. C.) sotto cui l’irradiazione della civiltà persiana raggiunse l’apice e la diffusione nel mondo.

Abbattuta la dinastia Achemenide da Alessandro Magno, alla sua morte (323 a. C.) il potere passò ai suoi generali, i diadochi, che si divisero le sue immense conquiste; in Persia emerse Seleuco, che instaurò una sua dinastia durata fino al 150 a. C., durante la quale si sviluppò una cultura ellenistica che mescolava elementi greci a quelli persiani.

Intorno al 150 a. C. subentrarono i Parti, una popolazione a nord della Persia, che fondarono la dinastia Arsacide destinata a regnare fino al 226 scontrandosi più volte con l’Impero Romano arrivato ai suoi confini occidentali.

La dinastia Arsacide fu deposta dai Sassanidi, che regnarono fino alla conquista araba del 650. Essi crearono uno Stato forte, centralizzato, che volle ristabilire le antiche tradizioni persiane eliminando le influenze culturali ellenistiche durate fino ad allora.

Sotto di essi lo scontro con Roma fu più che mai violento, interrotto da brevi periodi di pace, finché non fu trovato un equilibrio che durò fino all’inizio del VII° secolo, quando la guerra non tornò a divampare contro l’Impero d’Oriente di Bisanzio.

Dopo alterne vicende i Sassanidi furono definitivamente sconfitti, uscendone indeboliti ed aprendo la via alla conquista araba: a partire del 632, in pochi anni, il territorio sassanide venne annesso al sorgente Impero Arabo iniziando la storia della Persia islamica.

L’Impero Arabo degli Omayyadi fu il più grande mai visto fino ad allora, si estendeva dalla Penisola Iberica al fiume Indo, dal lago Aral alla punta meridionale dell’Arabia; la lingua araba era la lingua franca di quel vasto mondo e attraverso di essa l’influenza culturale persiana si propagò verso Occidente.

Nel 750 gli Omayyadi furono sostituiti dagli Abbasidi, che portarono la capitale a Baghdad; fu allora che la Persia e le sue grandi famiglie assunsero un ruolo centrale in quell’Impero.

Il volgersi dei secoli videro la decadenza degli Abbasidi e intorno al 1040 la Persia fu conquistata dai Turchi selgiuchidi, che soppiantarono i vari sultanati nati nel frattempo e misero il Califfo sotto la propria tutela, creando un Impero arabo-turco-persiano.

La nuova dinastia portò forza e unione alla civiltà islamica, ma diede anche impulso e protezione alle arti, alla letteratura ed agli studi; il suo regno fu caratterizzato da una fioritura di astronomi e filosofi persiani.

A partire dal 1219 i Mongoli di Gengis Khan si riversarono nella regione, fino a che, nel 1258, conquistarono Baghdad ponendo fine, anche formalmente, al Califfato Abbaside e facendo della Persia un khanato, parte dell’immenso Impero mongolo. Presto i conquistatori si convertirono all’Islam, creando un regno a parte che ebbe vita inquieta, con molte brevi dinastie che si succedettero fra guerre ed invasioni.

Fu una dinastia proveniente dall’Azerbaigian, i Safavidi, a porre fine a questo periodo, fondando intorno al 1500 un nuovo impero persiano. Per quasi tutto il secolo la guerra con gli Ottomani fu endemica, fino a quando salì al trono lo scià Abbas I° che diede il via ad un rinnovamento culturale e politico; la capitale fu spostata ad Isfahan, che divenne uno dei più importanti centri del mondo islamico. Con i Sefaviti, che erano sciiti, la Persia assimilò profondamente gli elementi dello sciismo, che divenne elemento identitario del Paese.

Il periodo di splendore finì nel 1722, quando lo zar Pietro il Grande invase la Persia da nordovest, mentre gli Ottomani assediavano Isfahan. Già nella seconda metà del secolo il Paese era diviso fra vari potentati, e tuttavia uno di essi, quello degli Zand, nel sud, fece conoscere a Shiraz il suo apogeo nelle arti e nella cultura.

Fu nel 1795 che la Persia ritrovò la sua unità sotto la dinastia turca dei Qajar, durata fino al 1925, che spostò la capitale a Teheran. Essa venne però presto schiacciata fra le mire espansionistiche russe e quelle inglesi, di cui subì a fasi alterne l’influenza.

Ai primi del Novecento iniziarono i primi moti costituzionali e si sviluppò un’opposizione alla politica arrendevole della corona verso le ingerenze delle Potenze occidentali. Tali opposizioni vennero poi stroncate dall’intervento militare zarista, che restaurò la dinastia sempre più acquiescente al crescente predominio europeo.

Per la sua posizione strategica, la Persia si trovò coinvolta nello scontro fra Turchi, Russi e Inglesi durante la Prima Guerra Mondiale; nei torbidi anni successivi, emerse il generale Reza Kahn, che prese il potere nel 1925 dando al Paese la definitiva denominazione di Iran. La sua fu una politica filo occidentale, assoggettata all’influenza britannica e sovietica.

Nel 1941 Reza Kahn fu costretto ad abdicare dai britannici, che nel Paese avevano enormi interessi petroliferi, e salì al trono il figlio Reza Pahlavi che si legò strettamente agli interessi degli Stati Uniti, di cui divenne il “guardiano” nell’area del Golfo Persico, e diede il via ad una politica repressiva ed antidemocratica.

Col tempo ciò determinò una spirale di pubbliche manifestazioni di dissenso stroncate nel sangue e di ulteriori strette repressive, che saldò insieme le componenti della società iraniana ponendo fine al potere di Reza Pahlavi, costretto all’esilio nel febbraio del 1979.

Nello stesso mese, dal suo esilio a Parigi tornò in Iran l’Ayatollah Ruhollah Khomeini, ispiratore e guida della Rivoluzione Islamica; poco dopo venne votata una nuova costituzione e nell’aprile proclamata la Repubblica Islamica.

Nel 1980 l’Iraq di Saddam Hussein attaccò di sorpresa l’Iran, pensando di ottenere una facile vittoria contro un Paese che riteneva disorganizzato dalle conseguenze della recente rivoluzione. Seguì una guerra sanguinosa durata otto anni, al termine della quale la resistenza del Popolo iraniano costrinse il dittatore iracheno ad ammettere la sconfitta.

Nel 1989 morì l’Ayatollah Khomeini, a cui successe l’Ayatollah Alì Khamenei, tutt’ora Guida della Rivoluzione e del Paese.

A partire dal 2006, con la motivazione di un programma di ricerche nucleari intrapreso dall’Iran per la costruzione di una serie di centrali per la produzione di energia, il Paese è stato sottoposto ad una serie di sanzioni da parte dell’Onu, degli Stati Uniti e della Ue.

A seguito di lunghi negoziati, resi difficili dalla strenua opposizione di Israele e dell’Arabia Saudita, il 14 luglio del 2015, a Vienna, è stata raggiunta un’intesa che riconosce le motivazioni dell’Iran e la possibilità che continui il suo programma di ricerca, facendo cadere i presupposti delle sanzioni che sono ora in corso di ritiro.